09 agosto 2013

Paranormal Heart #1 (La rubrica dell'Amore del Venerdi sera)






Salve miei cari lettori.
Paranormal Heart è la prima Rubrica Libresca del blog. Nel seguente spazio, che dedicherò esclusivamente alla parte Love dei libri, potrete essere anche voi partecipi. Come? semplice!  Ogni settimana, se volete, potrete commentare condividendo con noi una parte, ovviamente Love, del vostro libro preferito Paranormal!!!
E se vogliamo parlare di romanticismo Paranormale cosa c'è di meglio del fantastico e mio inseparabile compagno di viaggio... e si sto parlando di Sol di Glinda Izabel.
Che da anni ormai ci delizia coi i suoi fantastici post e recensioni nel famosissimo Atelier dei Libri. 
Ma ora parliamo di Shades of Life (SOL).






Sinossi 
Juniper Lee potrebbe concedersi ogni lusso. Potrebbe viaggiare senza preoccuparsi di avere una destinazione, abbandonarsi a ogni sorta di eccesso senza temere ripercussioni. Ma non c'è nessun bene materiale che possa distrarla dalla solitudine che la divora, perché Juniper è un spettro intrappolato in una dimensione dai contorni indefiniti. Il suo cuore non batte realmente, e tutto di lei - i suoi respiri, i suoi sorrisi, le lacrime che spesso le solcano le guance, sono solo l'eco di una vita ormai lontana. Juniper è sola e non possiede alcun ricordo. L'unica memoria che sollecita la sua mente, sin da quando si è risvegliata nella sua nuova forma spettrale, è quella di un nome. Il suo. Unica eredità della ragazza che doveva essere stata un tempo. Eppure, nonostante sembri non esserci nulla a legarla al mondo dei vivi, Juniper non riesce a seguire il raggio di luce che potrebbe aprirle le porte dell'aldilà. Quando alla sua porta si presenta Logan, attraente ragazzo dallo sguardo scintillante, tutto per lei si tinge di nuovi e abbaglianti colori. Logan è diverso dagli altri spettri, è come se in sé nascondesse qualcosa di unico, che l'attrae in modo irresistibile. Qualcosa di inspiegabile avviene quando i due si toccano, come l'esplosione di una forza celestiale. E un ingranaggio si smuove nei recessi della mente di lei, facendole provare sensazioni mai conosciute prima. Sensazioni che profumano di ricordi sopiti e verità dimenticate. Sensazioni che potrebbero rispondere alla domanda che l'ha assillata sin dal giorno del suo risveglio: chi è davvero Juniper Lee?

Estratto:
«Brava ragazza». Sul suo volto si stampò un sorriso abbagliante. «Il tuo diventerà un diario da sballo. Passerà alla storia. Sarà meglio che tu ti prepari, perché tra poco tutti parleranno di noi». Era di nuovo il Logan giocoso, finalmente libero dalla tensione che avevamo condiviso qualche attimo prima. Mi sentii più leggera, mentre le lacrime che avevo soffocato si asciugavano tra le mie ciglia.Abbozzai un sorriso. «Come fai a esserne sicuro? Mi hai appena incontrata». «Lo dico perché mi fido del mio istinto». «E cosa ti dice di me?». «Che assieme faremo scintille». Restammo in silenzio per un po’, la mia mano nella sua, i miei occhi chiusi. Lui assimilava tutte le sfumature che si celavano dietro al mio racconto, io ripensavo a quei momenti. «Continuiamo la nostra passeggiata?». Mi chiese, spezzando il silenzio e sorridendomi dolcemente mentre mi porgeva la mano. Anche le mie labbra formarono un piccolo arco all’insù senza chiedere il permesso. Come non lo aveva chiesto la mia mano, che aveva seguito la sua.Possedevo un corpo maledettamente insubordinato che non rispondeva più al mio comando. Ero vittima della naturalezza con cui Logan si intrufolava nei miei spazi e della delizia che ogni nostro contatto mi regalava.Non conoscevo quel ragazzo e a stento conoscevo me stessa, ma qualcosa di atavico mi diceva che non mi sarei allontanata da lui facilmente. Eravamo stati soli e smarriti in modo diverso, ma ci eravamo trovati. Non poteva essere un caso.Quando riprendemmo a camminare tra noi si era instaurata una nuova energia. Essere al suo fianco mi metteva a mio agio. Non avevo paura. Parlavamo come avrebbero fatto due vecchi amici, ma tra di noi vibrava un'elettricità di cui avevo letto solo nei miei romanzi preferiti. Ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, il mio stomaco si contraeva per l’emozione. A ogni occhiata assorbivo un nuovo dettaglio sul suo aspetto. Camminava a testa alta, le ampie spalle dritte e slanciate. Decretai che il suo fosse il profilo più bello su cui i miei occhi si fossero posati. Adoravo la sua mascella squadrata, e non potevo ignorare l’effetto che mi faceva la vista del suo sorriso malizioso. Ciò che più mi faceva girare la testa, però, erano le imperfezioni che spiccavano sul suo volto. Aveva il naso leggermente storto e una piccola cicatrice sul labbro superiore, i capelli erano costantemente arruffati e quando parlava assumeva un sacco di espressioni buffe. Lo avrei guardato per ore.«Ti godi la vista?». Fece all'improvviso, mentre si sporgeva per attraversare lo steccato di una splendida casa Vittoriana, dipinta nelle più tenui tonalità di viola.Quell’arrogante mi aveva beccata a fissarlo con insistenza. Cavolo. Mi morsi la lingua, maledicendomi mentalmente e distogliendo gli occhi in un lampo.«Non devi privarti dello spettacolo solo perché ti ho colta sul fatto, sarebbe un sacrificio inutile». Ecco cosa si ottiene a fare pensieri impuri, ragazza morta! Tornò a farsi sentire Adelaide, divertita.Alzai gli occhi al cielo e lanciai a Logan uno sguardo in tralice. Sul suo volto bello in modo odioso lampeggiava una chiara soddisfazione.«Sono colpita. In quanto ad autocompiacimento sai il fatto tuo».Fece spallucce. «Sì, me la cavo. Credo che il periodo trascorso a guardarmi dormire in un letto d’ospedale mi abbia fatto sviluppare delle tendenze narcisiste».Era la seconda volta che accennava a quella sua esperienza e in me si era accesa nuovamente la curiosità di saperne di più. L’unica cosa che mi frenava dal dar sfogo alla sete di risposte, era il timore di essere indelicata con le mie domande. Non volevo rischiare di metterlo con le spalle al muro, costringendolo ad aprirsi su un argomento del genere, perciò chiusi la mia necessità di conoscerlo meglio in un cassetto che sperai avrebbe aperto lui stesso.«Non sono convinta che la tua sia una giustificazione plausibile. Certe inclinazioni sono ben più radicate di quello che sembrano, accettarlo è il primo passo per guarire». Lo provocai.Disse la ragazza che per la solitudine ha cominciato a parlare da sola. Ah, quanto avrei voluto sigillare la bocca di Adelaide con del nastro adesivo! «Sarà... ma ciò non toglie il fatto che tu mi stessi divorando con gli occhi, Damigella. Inutile girarci attorno, ammetterlo è il primo passo per guarire, no?». «Vuoi una dichiarazione formale che attesti il mio grado di apprezzamento nei tuoi confronti?».«Non ci avevo pensato, ma è davvero una proposta grandiosa. Ho un paio di idee su come quel documento potrebbe tornarmi utile». Inarcai entrambe le sopracciglia, girandomi nella sua direzione, sul volto avevo dipinta tutta la mia divertita incredulità.«Mai sottovalutare il potere del ricatto». Disse rispondendo alla mia espressione dubbiosa. Le sue labbra erano increspate in uno dei suoi adorabili mezzi sorrisi.«E così ti approfitteresti delle debolezze di un’innocente fanciulla? Che terribile delusione, credevo fossi un gentiluomo». Il vento gli scompigliava i capelli e spandeva il suo profumo in ogni direzione. «Oh, ma lo farei con nobili intenti, sono dell’idea che spesso il fine possa giustificare i mezzi».Si voltò incollando i suoi occhi cobalto nei miei. Tutto in lui stava flirtando, anche le provocanti fossette che spuntavano di tanto in tanto attorno al suo sorriso. «Questo sì che farebbe onore alla tua reputazione, Cavaliere. Ma non mi hai convinto, temo che quella dichiarazione si farà attendere». «Nessun problema, Juniper Lee. Sono un tipo paziente, oltre che irresistibile». Ammiccò, intrecciando le sue dita alle mie. Con quella stretta ancora più intima mi sentii pervadere dalla particolare e vibrante energia che solo il nostro tocco sapeva scatenare. L’impulsività di quel gesto mi colse alla sprovvista, tramortendo la mia razionalità. Le sentiva anche lui le scosse che sprigionava la nostra pelle quando veniva a contatto? Da come le sue pupille erano dilatate avrei quasi giurato che la risposta fosse affermativa.Dopo qualche istante, in cui non facemmo altro che guardarci in silenzio, lasciando che la densa aria primaverile ci accarezzasse, Logan fece un sospiro e mi indicò l'altro lato della strada, dove spiccava imponente il Colonial Park Cemetery. Lo seguii in silenzio, godendomi i pochi raggi di sole che filtravano dal meraviglioso arco naturale formato dalle querce secolari. I loro rami nodosi si protendevano da un capo all’altro della carreggiata e, proprio a metà strada, si fondevano in un solido abbraccio, dando vita a uno spettacolo mozzafiato. Il muschio spagnolo che cingeva gran parte delle diramazioni, veniva cullato da una meravigliosa brezza carica della fragranza di rose appena sbocciate. Passare sotto quella volta naturale era un’esperienza surreale, farlo stringendo la mano di un ragazzo come Logan nella mia, rendeva il tutto ancora più magico. «Vuoi portarmi nel cimitero?».Chiesi guardando il colossale ingresso in pietra di fronte a cui ci eravamo fermati. Lui annuì, spensierato. «Ho voglia di riposare, direi che è il posto perfetto». «Cercherò di ignorare la morbosità che si cela dietro le tue apparenti buone intenzioni». Senza esitare mi attirò attraverso la cancellata su cui torreggiava la scultura di una grossa aquila.«Sei troppo severa, Juniper Lee. Ho solo uno spiccato senso pratico, non sono il genere di persona che si lascia scoraggiare dalle convenzioni sociali».«Avrei detto che hai uno spiccato senso del macabro, ma mettila pure come preferisci». Mi strinsi nelle spalle e lo seguii, inebriata dalla sensazione che mi dava stargli accanto. Pur non essendo suggestivo come il più noto cimitero di Bonaventure, che mi faceva accapponare la pelle con tutte quelle statue dalle fattezze umane pronte a osservare silenziose ogni movimento dei vivi, amavo l’atmosfera che si respirava nel Colonial Park. La sua era una bellezza decadente, ma non aggressiva. La moltitudine di turisti che ne affollavano ogni anfratto, alla ricerca delle tombe delle vittime della Guerra Civile, affievoliva il retrogusto amaro che ogni luogo di morte racchiude in sé.Dopo qualche minuto, trascorso in silenzio alla ricerca di un posto appartato in cui rifugiarci, mi fermai per lasciarmi scivolare contro il cemento di una grossa pietra tombale. Atterrai su un letto di erba soffice e tagliata di fresco, il cui profumo mi diede un piacevole senso di beatitudine. Logan era di fronte a me, seduto su una grezza e vecchia lapide circondata da cespugli di buganvillea dalle tinte abbaglianti. Le braccia incrociate sul petto, un piede appoggiato al cemento e l’altro ben piantato al suolo, scrutava il terso cielo primaverile. Chiusi gli occhi e inspirai a pieni polmoni, lasciando che la pace di quel luogo mi si insinuasse sotto la pelle e compisse il suo incantesimo. L’immagine di Logan era impressa sulle mie palpebre chiuse, avevo assorbito i suoi lineamenti scolpendoli nella memoria come si fa con un’opera d’arte.Non so se fu merito della perfezione del volto che guardavo a occhi chiusi, o dell’immortale tranquillità che pervadeva il piccolo angolo di cimitero in cui ci eravamo rifugiati, ma qualcosa in me si mosse. Fu come se un ingranaggio che aveva girato a vuoto per tanto tempo, in quel momento avesse trovato finalmente il suo incastro. Ringraziai silenziosamente la buona stella che mi aveva appena sorriso dall’alto, portandomi la mano sul cuore che batteva calmo e regolare. Se non avessi saputo la verità, avrei detto di essere una normale ragazza che si godeva la compagnia di un normale ragazzo, in un luogo non proprio “normale”. Sorrisi e aprii lentamente gli occhi. Un raggio di sole mi illuminava di traverso, creando riflessi adorabili sul pizzo del mio abito, quando sentii la chiara percezione di essere osservata. Alzando la testa mi accorsi che Logan mi guardava fisso. Le labbra leggermente contratte, un’espressione concentrata dipinta sul suo bel volto. «Ti godi la vista?». Lo presi in giro, usando la stessa frase con cui poco prima si era preso gioco di me.«Sì». Mi lanciò un sorriso assassino e i suoi occhi si fecero più chiari mentre le pupille si stringevano. Di colpo aveva tutta l’aria di essere un predatore affamato. La sua risposta mi tolse tutta la sfacciataggine che avevo appena ostentato. Mi sistemai una ciocca di capelli dietro le orecchie e tacqui. Lui sollevò un angolo della bocca addolcendo la sua espressione.«Guardarti è… strano». Rimasi interdetta per un secondo, poi gli scoccai uno sguardo truce. «Tu sì che sai come far sentire preziosa una ragazza».Lui rise. Ed era una risata roca e irresistibile. «Ammetto che non mi è uscita bene. Ci riprovo, vuoi?». Non dissi niente, lui smise di ridere e si accovacciò sul manto erboso. Allungò una mano verso di me e tracciò gentilmente il contorno del mio viso, dalla tempia al collo. La mia temperatura corporea aumentò di almeno dieci gradi in un secondo. Inspirai con vigore, il suo profumò mi colpì in pieno, costringendomi a ritrarre le ginocchia al petto per proteggermi da quell’attacco inatteso.«Guardarti è una strana e fantastica esperienza». Il mio stomaco si contrasse, i miei sensi si accesero in un modo sconosciuto. Vedevo solo le sue labbra piene e invitanti come il più proibito dei piaceri, sentivo solo la sua voce calda e agitata come il mare d’inverno, percepivo solo la pressione delle sue dita che mi accarezzavano il collo e la mascella.«E tu sei una strana e fantastica creatura. Non potrei mai spiegare a voce il modo in cui mi fa sentire toccarti. Mi crederesti folle…». Continuò e il mio cuore mancò un battito, mentre con il pollice tracciava la linea del mio labbro inferiore. Ebbi un fremito mentre i fili d’energia che Logan sprigionava, davano fuoco alle parti più segrete di me. Posai la mia mano sulla sua, mordendomi il labbro che aveva appena incendiato con un semplice tocco. Giuro che sentii la mia pelle andare incontro a quella di lui con un impeto incontenibile, come fossimo due calamite che s’incontrano. Logan sgranò gli occhi con stupore nel preciso momento in cui accadde.«Lo senti anche tu?». La mia voce era diversa, calda, rapita. «Fin dentro l’anima».

Ho le lacrime agli occhi, ogni volta sembra la prima.
E Glinda sa cosa intendo ;)

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E voi cosa avete letto sul Paranormale mischiato al Romanticismo. ♥
Un abbraccione.
Antonio



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